domenica 19 febbraio 2017

VERDI O GREEN chiamiamoli come si vuole ma in Italia se ne sente il bisogno

Le politiche ecologiste hanno contaminato tutto il Mondo. Paesi nei quali partiti o movimenti Verdi, quasi non ne esistevano si sono organizzati ed oggi siedono nei vari parlamenti ed incidono sulle scelte dei vari Governi. In Italia dopo le contaminazioni "rosse" dei Verdi, dopo aver avuto Ministri, Parlamentari eletti in città e Regioni, i Verdi sono spariti. Eppure il dissesto idrogeologico non si è risolto, il consumo eneregetico resta elevato, le fonti rinnovabili seppur cresciute di molto vanno ancora migliorate, la ricerca produce sempre più nuovi sistemi a basso impatto ambientale in molti settori della vita. Tante ragioni positive e negative( e ne restano molte sul fronte salute-prevenzione e nuovi inquinanti)che giustificherebbero la Rinascita più che la Rifondazione dei Verdi Italiani. Un progetto saldamente agganciato ai Verdi Europei e Mondiali, una delle poche famiglie politiche ancora in piedi dopo tanti decenni.La nostra Associazione insieme ad Alleanza Ecologica ne parlerà in uno dei suoi prossimi dibattiti, ma nel frattempo vorremmo ricevere osservazioni ed implementazioni a questa proposta. Seguono alcuni abstarct tratti da vari articoli di autori vari, giusto come spunti al dibattito che non vuole essere assolutamente esaustivo.Grazie sin da ora per i contributi Perché sempre più aziende scelgono la sostenibilità ambientale La sostenibilità ambientale delle aziende non è solo una moda, una maniera accattivante di attirare i consumatori: è diventata un vero impegno per molte imprese medio grandi, lo specchio di una rinnovata mentalità e sensibilità del management e presto potrebbe diventare anche un obbligo di legge.Le imprese green sono quelle in grado di ottimizzare processi e prodotti per ridurne al massimo l’”impronta ambientale”. In molti casi queste aziende, per testimoniare e misurare il proprio impegno, producono un report annuale, il Bilancio di Sostenibilità, per rendere consapevoli i propri stakeholder degli influssi economici, ambientali e sociali della propria attività. Malattie causate dall'inquinamento: alcune statistiche I fattori ambientali che possono provocare malattie anche gravi sono tanti. Ne cito solo alcuni: l’inquinamento atmosferico, le radiazioni ultraviolette, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Ma è risaputo che l'inquinamento atmosferico, acustico e delle falde provoca i danni maggiori all'uomo. In generale, laddove l'attività antropica è più presente, si rilevano le maggiori concentrazioni di malattie dovute all'inquinamento A essere preoccupante è che i dati forniti dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea) mostrano una maggiore incidenza e un maggiore numero di morti nel territorio italiano rispetto al resto dell'Europa con un continuo superamento delle soglie raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dei limiti, sebbene più permissivi, fissati dall'UE. Nel 2012 sono stati stimati 84.400 decessi distribuiti tra il PM 2.5 (59.500), il NO2 (21.600) e l'O3 (3.300). Dati anche ben peggiori di quelli forniti dal Centro Controllo Malattia attraverso il progetto VVIAS che stimano 59.646 decessi nel 2005 e 35375 del 2010, miglioramento imputato anche a una crisi economica inarrestabile. Il pericolo dei suoni molesti Ancora più sottovaluto è il pericolo dell'inquinamento acustico. Eppure diversi studi sembrano ormai unanimi a correlare un aumento del rischio di infarti e ictus a città e zone particolarmente rumorose. Una ricerca della London School of Hygiene & Tropical Medicine, realizzata raccogliendo informazioni sui residenti della capitale britannica tra il 2003 e il 2010, mostra come superare la soglia dei 60 decibel comporti un'incidenza del 4% di perire e la probabilità del 5% tra gli adulti di essere ricoverati in seguito a un ictus, probabilità che sale fino al 9% se si prendono in considerazione gli anziani. Acque inquinate Vale la pena analizzare anche i dati che riguardano le falde acquifere pubblicati dall'ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque relativo ai dati raccolti nel 2013-14. L'ISPRA stessa si mostra preoccupata per l'aumento di sostanze inquinanti sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee. Non è un mistero che ciò possa rappresentare un pericolo per la salute. Se è vero che l'acqua proveniente da queste falde viene depurata per l'uso domestico, è anche vero che la depurazione dovrebbe rimanere una misura di emergenza. Allo stesso modo è chiaro l'impatto che queste sostanze hanno nei terreni attigui, così come l'impatto che ciò ha nell'intero ecosistema. Le politiche di prevenzione Il nuovo rapporto dell’OMS indica le strategie per migliorare l’ambiente e per prevenire le malattie legate all’inquinamento ambientale. L’utilizzo per esempio di tecnologie e combustibili puliti per le attività di tipo domestico come cucinare, o per il riscaldamento e l’illuminazione delle case, permetterebbe di ridurre le infezioni respiratorie acute, le malattie respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari e le ustioni. Aumentare l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati o la promozione di semplici azioni, quali ad esempio lavarsi le mani regolarmente, ridurrebbe ulteriormente l’incidenza delle malattie diarroiche. Anche la legislazione ha un ruolo chiave. Ad esempio la legislazione contro il fumo riduce l’esposizione al fumo passivo di tabacco comportando una diminuzione in termini di malattie cardiovascolari e di infezioni respiratorie. Il miglioramento della circolazione urbana e una buona pianificazione dell’assetto urbano abbinati alla costruzione di abitazioni dotate di un efficiente sistema energetico, ridurrebbe le malattie connesse all’inquinamento dell’aria e, allo stesso tempo, servirebbe a promuovere l’attività fisica. Professioni verdi: formazione per rilancio green economy Le professioni verdi, i cosidetti green jobs su cui si fonda la green economy, rappresentano uno dei più promettenti settori di sviluppo e occupazione giovanile negli anni a venire. in un periodo in cui la crisi economica e professionale ha incrementato le difficoltà di inserimento professionale per i giovani che , terminati gli studi universitari, si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro. Per definire univocamente cosa si intenda per Green Economy, occorre far riferimento al documento “Towards a Green Economy: pathways to sustainable development and poverty eradication”, redatto nel 2011 dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, in cui l’economia verde è definita come “l’economia che comporta un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo al contempo in modo significativo i rischi ambientali ed i deficit ecologici”.Al riguardo, si è appena conclusa la Conferenza Nazionale “La Natura dell’Italia. Biodiversità e Aree protette: la Green Economy per il rilancio del Paese”, organizzata da Federparchi, l’Università Sapienza di Roma, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Una delle quattro sessioni tematiche della conferenza ha riguardato specificatamente le professioni verdi, l’occupazione giovanile e la nuova imprenditorialità, con particolare riferimento al ruolo della formazione nello sviluppo di competenze innovative a sostegno della Green Economy e dello sviluppo dei territori. I risultati ottenuti dai lavori svolti durante la conferenza, che ha visto la partecipazione congiunta della classe politica e del mondo scientifico (onorevoli, ministri e accademici esperti nel settore), hanno evidenziato quanto sia determinante, per l’Italia, il ruolo della formazione come leva strategica e irrinunciabile per uno sviluppo di una Green Economy che miri a una crescita dell’occupazione verde in un Paese in cui, già nel 2013, le assunzioni complessive di “green jobs” sono state 52.000, corrispondenti a circa il 9% del totale. Tali assunzioni si vanno a sommare ai circa tre milioni di persone che a oggi svolgono professioni verdi, in amministrazioni pubbliche o in aziende private. alla green economy il 10% del Pil e 3 milioni di occupati Alle attività legate alla sostenibilità ambientale in Italia si devono oltre 102 miliardi di euro di valore aggiunto - pari al 10,3% dell’economia nazionale - e 2 milioni 942mila posti di lavoro. Un'azienda su quattro nel 2015 investe nel green. La fotografia della green economy italiana nel report GreenItaly 2015. Resilienza del territorio e del costruito. Strategie e strumenti operativi per la prevenzione, la mitigazione e l’adattamento di contesti fragili e sensibili Abstract. Un territorio resiliente non si adegua semplicemente, ma cambia costruendo risposte ambientali, economiche, sociali ai problemi posti dagli effetti dei rischi naturali e antropici, dalle azioni finalizzate al consumo di suolo, dai cambiamenti climatici intesi come “moltiplicatore di minacce”. In questo contesto il controllo del consumo di suolo, la messa in sicurezza, la manutenzione diffusa del territorio, il riuso delle aree territoriali, costituiscono le priorità di intervento per individuare strategie che integrano le problematiche di tutela e salvaguardia a lungo termine con misure di mitigazione e adattamento a breve e medio termine migliorando la coerenza delle strategie di sviluppo locale e l’allocazione delle risorse tecnologiche e finanziarie

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