domenica 23 luglio 2017

Iodio I-131 nei fumi dell’Inceneritore di Gerbido

E’allarme tra i Sindaci dei Comuni limitrofi all’Inceneritore del Gerbido (TO):Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivalta, Rivoli e Torino. Pur dopo le rassicurazioni dell’ARPA, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che gli elevati quantitativi di Iodio I-131 ritrovati nelle polveri derivanti dall’abbattimento dei fumi dell’impianto, resta il problema di come possa essere successo. Pare trattarsi di un isotopo utilizzato in campo radiologico sanitario.Ora però si dovranno controllare le modalità di acquisizione dei rifiuti e capire se i protocolli di sicurezza messi in atto dalla società TRM siano validi ed affidabili.Un fatto molto grave.

giovedì 20 luglio 2017

Un mare di plastica

Un Mediterraneo di morti

Sono 1.089, i morti nel Mediterraneo nel primo semestre del 2017. Vittime disperate, il più delle volte, nel disperato tentativo di raggiungere su questi barconi della speranza, che diventano “della morte” le nostre coste Europee. Si fugge da guerre,persecuzioni politiche,dalla fame,da un ambiente inospitale. Si fugge per dare un futuro ai bambini, garantire loro un minimo di scolarità ed una esistenza minimamente migliore. La disperazione porta queste persone a salire sui barconi traballanti, con motori spesso vecchi e mal funzionanti.Sono entrati via mare in Europa, nel primo semestre del 2017) 43.204 migranti e rifugiati l’80% dei quali in Italia (36.851) e il resto in Spagna e in Grecia.Una sproporzione vergognosa.Sono poi 30.000 i morti annegati nel Mediterraneo, negli ultimi 15 anni ed i corpi di molti di loro non sono stati recuperati e di altri è mancato il riconoscimento.Il Mediterraneo, dunque dove ogni anno molti di noi si recano a fare le proprie vacanze, è diventato un cimitero sotto i nostri occhi e tra la nostra indifferenza.E’ chiaro che, anche per questi aspetti, bisogna intervenire in fretta.

mercoledì 12 luglio 2017

La Steatosi Epatica o il nostro Fegato grasso

La steatosi al fegato è una patologia legata all’accumulo di grasso (i trigliceridi) nel parechima epatico.Principale accusato della steatosi è il nostro modo di alimentarci con una dieta ricca di grassi, alcool, dolci, carboidrati, Anche l’uso protratto di bevande quali caffeina o teina possono provocare la steatosi che, seppur in una ridotta percentuale di casi, può produrre una cirrosi epatica, evenienza questa molto più grave.Vi sono poi i casi dovuti ad intossicazioni da sostanze chimiche come il tetracloruro di carbonio o ancora forme da ridotto smaltimento dei grassi (deficit di vitamina B12 o di Colina) ed ancora steatosi da prolungato uso di barbiturici. L’elenco potrebbe essere ancora più lungo ma ci preme dire che è una patologia dei nostri tempi legata al mangiar male ed al mangiar troppo. Quindi prima di ogni cosa dieta sana povera di grassi e di carboidrati e riduciamo l’uso di caffè ed alcol. Privilegiamo invece una dieta ricca di pesce, frutta e verdura . Per ogni ulteriore dubbio intrerpellate il vostro medico di fiducia.

domenica 9 luglio 2017

Sicurezza alimentare dai residui chimici al tonno contaminato, continua l’allerta in Italia

In questi giorni il Ministero della Salute ha pubblicato l’annuale rapporto sui residui chimici negli alimenti. Il Piano Nazionale Residui viene predisposto annualmente dal Ministero della salute sulla base delle indicazioni previste dalle norme europee e viene attuato a livello locale grazie alla collaborazione delle autorità competenti regionali e locali, dei laboratori nazionali di riferimento e degli istituti zooprofilattici sperimentali.(Fonte Ministero della Salute)Oggetto di indagine sono i prodotti di origine animale, in cui vengono ricercate le sostanze farmacologicamente attive autorizzate nei medicinali veterinari, le sostanze vietate (come quelle ad effetto anabolizzante) e i contaminanti ambientali.Il rapporto riferito all’anno 2016 appare sostanzialmente rassicurante poiché sono risultati conformi ai parametri di legge il 99.8 % dei campioni analizzati, un dato in linea con il rapporto presentato nel 2015.I campioni che hanno fornito risultati non conformi per la presenza di residui sono pari allo 0,12 % del totale dei 41.082 campioni analizzati. Ma l’allerta sul tema sicurezza alimentare non può e non deve ridursi poiché invece i dati che ci arrivano dagli enti preposti ai controlli sul fronte frodi alimentari sono di tutt’altra significatività. Nel 2016 i 10 prodotti più contraffatti scoperti dai “poliziotti del cibo” sono stati: Prosecco: 350 casi Wine kit evocanti più prodotti: 259 casi Parmigiano Reggiano: 183 casi Olio extra vergine di oliva Dauno dop: 35 casi Pecorino Toscano: 25 casi Vino Campi Flegrei: 21 casi Formaggio Asiago: 13 casi Olio extra vergine di oliva Terra di Bari: 12 casi Aceto balsamico di Modena: 11 casi Olio extra vergine di oliva Toscano: 10 casi Sul fronte contaminazione del cibo Con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10. E’ quanto emerge dalla “Black list dei cibi piu’ contaminati” presentata dalla Coldiretti, sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015 sui Residui dei Fitosanitari in Europa, al Palabarbuto di Napoli in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori italiani con i trattori a difesa della dieta mediterranea. LA BLACK LIST DEI CIBI PIU’ CONTAMINATI PRODOTTO PAESE % IRREGOLARITA’ PER RESIDUI CHIMICI Broccoli Cina 92% Prezzemolo Vietnam 78% Basilico India 60% Melagrane Egitto 33% Peperoncino Thailandia 18% Menta Marocco 15% Meloni/Cocomeri Rep. Dominicana 14% Fragole Egitto 11% Piselli Kenia 10% Arance Egitto 5% Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Rapporto EFSA 2015 Dai metalli pesanti alle micotossine, proseguendo con diossine e olii e farine scadenti se non avariate. I sequestri operati dai Nas hanno riguardato soprattutto prodotti base dell’alimentazione come la carne (25 per cento), farine, pane e pasta (15 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (7 per cento), ma anche la ristorazione (18 per cento). Anche in Italia si registrano i primi casi di intossicazione alimentare causata dall’eccesso di istamina in tranci di tonno a pinne gialle decongelato importato dalla Spagna. Il quattro luglio 2017 il Ministero della salute ha diffuso un comunicato per annunciare il ritiro dal commercio del “FILETTO TONNO PINNE GIALLE QUALITA’ EXTRATAGLIO MISTO” della TRIVARIS SL in confezioni sotto vuoto con peso variabile.Il lotto coinvolto per il momento è T154-17 , e riporta sulle confezioni come data di scadenza 01.11.2018. Lo sviluppo di istamina può essere causato dalla scarsa igiene nella manipolazione degli alimenti e, soprattutto, da una cattiva conservazione del pesce, tenuto a temperatura elevata per periodi di tempo prolungati. L’altro problema è che l’istamina resiste al calore e quindi la cottura dei cibi non ne annulla la pericolosità. L’ingestione di tonno contaminato può provocare la sindrome sgombroide è una patologia simil-allergica che si manifesta comunemente con arrossamento della pelle, prurito, cefalea pulsante, bruciore orale, crampi addominali, nausea, diarrea, palpitazioni, senso di malessere e raramente ipertermia a breve distanza dal consumo del pesce. In molti casi la sintomatologia tende a risolversi in maniera spontanea. Sintomi più severi possono presentarsi in soggetti asmatici o allergici in generale.Sicurezza del cibo vuol però dire anche attenzione alla catena dal campo alla tavola dove anche fondamentale risulta essere la conservazione ed il trasporto degli alimenti deperibili, specie di origine animale. Rispettiamo la catena del freddo, l’ambiente dove cuciniamo deve essere pulito come i coltelli, le forchette ecc. Noi dobbiamo indossare abiti puliti, camici o grembiuli puliti. Lavarci bene le mani e possibilmente non mangiare mentre prepariamo il cibo. Mangiasano quindi con molta attenzione ai prodotti che compri, all’etichetta, ma anche al nostro modo di conservare il cibo e di cucinarlo.