domenica 30 luglio 2017

MBSR per ridurre lo stress

La Mindfulness-based stress reduction (MBSR, in italiano letteralmente “riduzione dello stress mediante la consapevolezza”, anche se generalmente in Italia si usa la locuzione “programma di riduzione dello stress basata sulla mindfulness”) è un programma che incorpora la mindfulness per aiutare persone che soffrono di un insieme di condizioni e di problemi esistenziali che in passato stentavano a trovare adeguato trattamento in ambito ospedaliero. Sviluppata presso il centro medico dell’Università del Massachusetts negli anni 1970 dal professor Jon Kabat-Zinn, la MBSR usa una combinazione di meditazione mindfulness, consapevolezza del corpo e yoga per guidare i praticanti verso una maggiore consapevolezza.[1][2] Nel mondo scientifico è stato coniato il termine DMN = default mode network. È un network cerebrale che coinvolge diverse aree che si attivano quando il soggetto sta a riposo. È stata una scoperta perché dimostra che il cervello è sempre in attività anche se non è consapevolmente impegnato. Queste aree si attivano nella mentalizzazione interna e si disattivano anche soltanto quando la persona focalizza l’attenzione, in Italia vengono utilizzati da alcuni integrati in sistemi di riabilitazione opportunamente incentrati sulla persona attraverso le indicazioni neurofunzionali, il modello DMNeuro attualmente sta seguendo un progetto di riconoscimento applicativo presso il Ministrero dello sviluppo economico. I programmi MBSR sono stati proposti per un ampio spettro di condizioni tra cui la riduzione dello stress.[3][4][5] Alcuni studi fondati su ricerca clinica hanno documentato vari benefici alla salute fisica e mentale arrecati dalla mindfulness in diverse categorie di pazienti e pure in adulti e bambini sani.[2][6][7] Ancorché la MBSR affondi le proprie radici in dottrine spirituali, il programma di per sé ha carattere non religioso.[(Fonte Wikipedia)A Torino il dr, Claudio Pavia medico Psichiatra e Psicoanalista organizza corsi ed incontri per prendersi cura di sè.Per saperne di più : paviaclaudio@gmail.com

venerdì 28 luglio 2017

A settembre arriva il Mobility Challenge alla Tesoriera di Torino

Mobilitychallenge.it | I veicoli elettrici alimentati da elettricità da fonti rinnovabili rappresentano la soluzione di mobilità sostenibile del futuro, la cosiddetta e-mobility ha pertanto un ruolo cruciale nel nuovo mondo dell’energia. Mobility Challenge è l’opportunità di contatto diretto con le tecnologie, le esperienze e le opportunità della mobilità elettrica nazionale ed internazionale che si svolgerà dal 20 al 21 settembre 2017 a Torino al Palazzo della Tesoreria. I veicoli elettrici stanno diventando sempre più popolari: secondo l’ultima relazione dell’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile (IRENA), il numero di veicoli elettrici in tutto il mondo ha superato i due milioni nel 2016. Questo sviluppo è stato principalmente guidato dalla Cina, dagli Stati Uniti, dal Giappone e diversi paesi europei in cui spicca la Norvegia. Un totale di 50 milioni di veicoli elettrici sono attesi su strade in tutto il mondo entro il 2030. A causa della crescente richiesta di energia dei veicoli elettrici, è pertanto necessaria un’infrastruttura di carica distribuita ed in grado di effettuare una ricarica veloce. Il volume del mercato dovrebbe superare i 45 miliardi di dollari nel 2025. La nuova piattaforma per il futuro, l’infrastruttura di carica, è un argomento cruciale per definire le soluzioni e le tecnologie legate all’infrastruttura di e-mobility, mostrando così come i veicoli elettrici possano essere il complemento perfetto per un’energia sostenibile e rispettosa dell’ambiente. L’evento è il punto di incontro del settore per stakeholders, fornitori, produttori, distributori di componenti e distributori di energia, start-up nell’area emergente di e-mobility e trasporto. I relatori, gli espositori ed i visitatori previsti provengono dalle istituzioni pubbliche, dall’industria automobilistica, tecnologica e dell’energia; l’iniziativa inoltre approccia gli operatori commerciali e manifatturieri di prodotti innovativi del settore della mobilità nonché i rappresentanti a vario titolo delle città e delle comunità e non ultimi i cittadini. Mobility Challenge offre un panorama a 360° della situazione attuale e futura del settore. Conoscere le tendenze, gli sviluppi ei modelli di business per una mobilità orientata al futuro e sostenibile, con particolare attenzione alle batterie a trazione per veicoli elettrici, nonché alle soluzioni e alle tecnologie per la mobilità pulita. L’evento pertanto riflette le opportunità e le necessità della transizione di fruizione energetica nel settore dei trasporti. Il focus sulle batterie e lo stoccaggio di energia a servizio della trazione, nonché le soluzioni e le tecnologie per la mobilità pulita, individua un ulteriore tema sul quale contribuire, attraverso un confronto costruttivo, a delineare i possibili sviluppi. I produttori, i fornitori, i distributori e le start-up innovative ed i ricercatori, in questa industria crescente, saranno pertanto promossi da Mobility Challenge per presentare innovazioni, nuovi sviluppi e modelli di business. Ulteriore tema, lo sharing e più in generale le forme di condivisione ed interconnessione per l’utilizzo dei servizi connessi a questa nuova visione della mobilità, completa il quadro che Mobility Challenge intende focalizzare attraverso il contributo degli interlocutori pubblici e privati favorendo e sostenendo l’approccio alla fase di transizione. MobiltyChallenge è un evento pensato da Class Onlus ed organizzato in collaborazione con Tecnoservizi SRL. Armando Zecchi e Carlo Prelli sono i due manager della manifestazione che verrà presentata in una conferenza stampa che si svolgerà a Torino il 16 settembre 2017. Per saperne di più www.mobilitychallenge.it

Facciamo acqua da tutte le parti

Mentre si discute sul razionamento o meno dell’acqua e sui cambiamenti climatici che imporranno la necessità di una sempre maggiore limitazione allo spreco ed all’uso allegro, nei paesi industrializzati e dell’OCSE, arrivano dei dati a dir poco disastrosi sulla rete idrica italiana. Dati arcinoti ma ignorati. Non due ma tante italie diverse e divise a seconda della propietà pubblica, mista o privata dell’acqua stessa. Intanto si ragiona anche sui rischi per la nostra salute legati alla chiusura delle fontanelle in città.Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, con un peggioramento rispetto al 2012, quando era il 35,6% (Istat, Focus 2017), con perdite del 26% al Nord, del 46% al Centro e del 45% al Sud (Utilitalia-2017). E non c’è da stupirsi visto che il 22% delle condotte ha più di 50 anni e un altro 36% ne ha fra 31 e 50 (Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici.Il fabbisogno finanziario pianificato del comparto idrico dal 2016 al 2019 è stato stimato in 12,7 miliardi (Relazione annuale dell’Autorità EEGSI, 2017 citata) il 19% destinato alla distribuzione, il 25% alle fognature e il 28% alla depurazione, il resto per altre voci – pari a 3,2 miliardi annui. L’importo medio annuo è significativo per le fognature e la depurazione anche perché l’Italia sta affrontando procedure di infrazione europee in queste materie e cerca di evitare di arrivare alle condanne e alle sanzioni. Il 19% del fabbisogno per la distribuzione (circa 600 milioni annui) è invece insufficiente.

domenica 23 luglio 2017

Iodio I-131 nei fumi dell’Inceneritore di Gerbido

E’allarme tra i Sindaci dei Comuni limitrofi all’Inceneritore del Gerbido (TO):Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivalta, Rivoli e Torino. Pur dopo le rassicurazioni dell’ARPA, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che gli elevati quantitativi di Iodio I-131 ritrovati nelle polveri derivanti dall’abbattimento dei fumi dell’impianto, resta il problema di come possa essere successo. Pare trattarsi di un isotopo utilizzato in campo radiologico sanitario.Ora però si dovranno controllare le modalità di acquisizione dei rifiuti e capire se i protocolli di sicurezza messi in atto dalla società TRM siano validi ed affidabili.Un fatto molto grave.

giovedì 20 luglio 2017

Un mare di plastica

Un Mediterraneo di morti

Sono 1.089, i morti nel Mediterraneo nel primo semestre del 2017. Vittime disperate, il più delle volte, nel disperato tentativo di raggiungere su questi barconi della speranza, che diventano “della morte” le nostre coste Europee. Si fugge da guerre,persecuzioni politiche,dalla fame,da un ambiente inospitale. Si fugge per dare un futuro ai bambini, garantire loro un minimo di scolarità ed una esistenza minimamente migliore. La disperazione porta queste persone a salire sui barconi traballanti, con motori spesso vecchi e mal funzionanti.Sono entrati via mare in Europa, nel primo semestre del 2017) 43.204 migranti e rifugiati l’80% dei quali in Italia (36.851) e il resto in Spagna e in Grecia.Una sproporzione vergognosa.Sono poi 30.000 i morti annegati nel Mediterraneo, negli ultimi 15 anni ed i corpi di molti di loro non sono stati recuperati e di altri è mancato il riconoscimento.Il Mediterraneo, dunque dove ogni anno molti di noi si recano a fare le proprie vacanze, è diventato un cimitero sotto i nostri occhi e tra la nostra indifferenza.E’ chiaro che, anche per questi aspetti, bisogna intervenire in fretta.

mercoledì 12 luglio 2017

La Steatosi Epatica o il nostro Fegato grasso

La steatosi al fegato è una patologia legata all’accumulo di grasso (i trigliceridi) nel parechima epatico.Principale accusato della steatosi è il nostro modo di alimentarci con una dieta ricca di grassi, alcool, dolci, carboidrati, Anche l’uso protratto di bevande quali caffeina o teina possono provocare la steatosi che, seppur in una ridotta percentuale di casi, può produrre una cirrosi epatica, evenienza questa molto più grave.Vi sono poi i casi dovuti ad intossicazioni da sostanze chimiche come il tetracloruro di carbonio o ancora forme da ridotto smaltimento dei grassi (deficit di vitamina B12 o di Colina) ed ancora steatosi da prolungato uso di barbiturici. L’elenco potrebbe essere ancora più lungo ma ci preme dire che è una patologia dei nostri tempi legata al mangiar male ed al mangiar troppo. Quindi prima di ogni cosa dieta sana povera di grassi e di carboidrati e riduciamo l’uso di caffè ed alcol. Privilegiamo invece una dieta ricca di pesce, frutta e verdura . Per ogni ulteriore dubbio intrerpellate il vostro medico di fiducia.

domenica 9 luglio 2017

Sicurezza alimentare dai residui chimici al tonno contaminato, continua l’allerta in Italia

In questi giorni il Ministero della Salute ha pubblicato l’annuale rapporto sui residui chimici negli alimenti. Il Piano Nazionale Residui viene predisposto annualmente dal Ministero della salute sulla base delle indicazioni previste dalle norme europee e viene attuato a livello locale grazie alla collaborazione delle autorità competenti regionali e locali, dei laboratori nazionali di riferimento e degli istituti zooprofilattici sperimentali.(Fonte Ministero della Salute)Oggetto di indagine sono i prodotti di origine animale, in cui vengono ricercate le sostanze farmacologicamente attive autorizzate nei medicinali veterinari, le sostanze vietate (come quelle ad effetto anabolizzante) e i contaminanti ambientali.Il rapporto riferito all’anno 2016 appare sostanzialmente rassicurante poiché sono risultati conformi ai parametri di legge il 99.8 % dei campioni analizzati, un dato in linea con il rapporto presentato nel 2015.I campioni che hanno fornito risultati non conformi per la presenza di residui sono pari allo 0,12 % del totale dei 41.082 campioni analizzati. Ma l’allerta sul tema sicurezza alimentare non può e non deve ridursi poiché invece i dati che ci arrivano dagli enti preposti ai controlli sul fronte frodi alimentari sono di tutt’altra significatività. Nel 2016 i 10 prodotti più contraffatti scoperti dai “poliziotti del cibo” sono stati: Prosecco: 350 casi Wine kit evocanti più prodotti: 259 casi Parmigiano Reggiano: 183 casi Olio extra vergine di oliva Dauno dop: 35 casi Pecorino Toscano: 25 casi Vino Campi Flegrei: 21 casi Formaggio Asiago: 13 casi Olio extra vergine di oliva Terra di Bari: 12 casi Aceto balsamico di Modena: 11 casi Olio extra vergine di oliva Toscano: 10 casi Sul fronte contaminazione del cibo Con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10. E’ quanto emerge dalla “Black list dei cibi piu’ contaminati” presentata dalla Coldiretti, sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015 sui Residui dei Fitosanitari in Europa, al Palabarbuto di Napoli in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori italiani con i trattori a difesa della dieta mediterranea. LA BLACK LIST DEI CIBI PIU’ CONTAMINATI PRODOTTO PAESE % IRREGOLARITA’ PER RESIDUI CHIMICI Broccoli Cina 92% Prezzemolo Vietnam 78% Basilico India 60% Melagrane Egitto 33% Peperoncino Thailandia 18% Menta Marocco 15% Meloni/Cocomeri Rep. Dominicana 14% Fragole Egitto 11% Piselli Kenia 10% Arance Egitto 5% Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Rapporto EFSA 2015 Dai metalli pesanti alle micotossine, proseguendo con diossine e olii e farine scadenti se non avariate. I sequestri operati dai Nas hanno riguardato soprattutto prodotti base dell’alimentazione come la carne (25 per cento), farine, pane e pasta (15 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (7 per cento), ma anche la ristorazione (18 per cento). Anche in Italia si registrano i primi casi di intossicazione alimentare causata dall’eccesso di istamina in tranci di tonno a pinne gialle decongelato importato dalla Spagna. Il quattro luglio 2017 il Ministero della salute ha diffuso un comunicato per annunciare il ritiro dal commercio del “FILETTO TONNO PINNE GIALLE QUALITA’ EXTRATAGLIO MISTO” della TRIVARIS SL in confezioni sotto vuoto con peso variabile.Il lotto coinvolto per il momento è T154-17 , e riporta sulle confezioni come data di scadenza 01.11.2018. Lo sviluppo di istamina può essere causato dalla scarsa igiene nella manipolazione degli alimenti e, soprattutto, da una cattiva conservazione del pesce, tenuto a temperatura elevata per periodi di tempo prolungati. L’altro problema è che l’istamina resiste al calore e quindi la cottura dei cibi non ne annulla la pericolosità. L’ingestione di tonno contaminato può provocare la sindrome sgombroide è una patologia simil-allergica che si manifesta comunemente con arrossamento della pelle, prurito, cefalea pulsante, bruciore orale, crampi addominali, nausea, diarrea, palpitazioni, senso di malessere e raramente ipertermia a breve distanza dal consumo del pesce. In molti casi la sintomatologia tende a risolversi in maniera spontanea. Sintomi più severi possono presentarsi in soggetti asmatici o allergici in generale.Sicurezza del cibo vuol però dire anche attenzione alla catena dal campo alla tavola dove anche fondamentale risulta essere la conservazione ed il trasporto degli alimenti deperibili, specie di origine animale. Rispettiamo la catena del freddo, l’ambiente dove cuciniamo deve essere pulito come i coltelli, le forchette ecc. Noi dobbiamo indossare abiti puliti, camici o grembiuli puliti. Lavarci bene le mani e possibilmente non mangiare mentre prepariamo il cibo. Mangiasano quindi con molta attenzione ai prodotti che compri, all’etichetta, ma anche al nostro modo di conservare il cibo e di cucinarlo.